I Due Pilastri della Linearità
Perché una trasformazione $T$ sia considerata lineare, deve soddisfare due condizioni algebriche rigorose per tutti i vettori $v, w$ e tutti i numeri scalari $c$:
- Additività: $T(v + w) = T(v) + T(w)$. La trasformazione di una somma è la somma delle trasformazioni.
- Omogeneità: $T(cv) = cT(v)$. Scalando l'input, l'output si scala esattamente dello stesso fattore.
Combinando queste regole otteniamo l'identità più potente dell'algebra lineare:
$$T(c_1v_1 + \dots + c_nv_n) = c_1T(v_1) + \dots + c_nT(v_n)$$
Questo significa che una trasformazione lineare $T$ agisce su una combinazione lineare di vettori distribuendo la somma e portando fuori i coefficienti scalari.
Vincolo sul Vettore Nullo
Un test cruciale per la linearità è il Test dell'Origine. Se una trasformazione è lineare, deve mappare il vettore nullo nel vettore nullo:
$T(\mathbf{0}) = \mathbf{0}$
Se una mappatura sposta l'origine (ad esempio, $T(v) = v + b$), essa è una affine trasformazione, non una lineare. Nella geometria del piano, le trasformazioni lineari mantengono il centro fisso; non scivolano mai lo spazio.
Riconoscere la Non-Linearità
La linearità è incredibilmente fragile. Se la regola che governa $T$ coinvolge uno dei seguenti elementi, essa è non lineare:
- Quadrati o potenze superiori (ad esempio, $v_1^2$)
- Prodotti di componenti (ad esempio, $v_1 v_2$)
- Valori assoluti o norme (ad esempio, $||v||$)
- Offset costanti (ad esempio, $v_1 + 1$)